Wicklow Mountains, le montagne d’Irlanda

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Wicklow Mountains, Irlanda © Sean Dunne

Wicklow Mountains, Irlanda © Sean Dunne

Un saliscendi d’asfalto stretto sfregia le Wicklow Mountains. Guido d’istinto sulla Military Road mentre gli occhi vagano tra le distese brulle del “Giardino d’Irlanda”: una delle zone più affascinanti e impervie dell’Isola.

Profili scoscesi si alternano lungo i venti mila ettari del “Parco Nazionale” che gli irlandesi chiamano montagne, nonostante la cima più alta non arrivi a mille metri. Eppure anche qui, come in ogni luogo di Erin, la percezione è differente.

Percezione che inizia a mutare appena fuori Dublino, dove stamane ho lasciato alle spalle il traffico esagerato della capitale e da Killakee, a nord di Glencree, sono entrato in un altro mondo.

Un blu intenso seduceva l’orizzonte e le cime delle colline, ricoperte di arbusti spinosi, erica e felci. Sulla strada a ridosso della brughiera, mi sono dovuto fermare spesso per far passare il lento procedere di greggi che hanno “casa” tra queste distese infinite.

L’era glaciale ne ha appiattito le cime e scavato valli profonde come quelle di Glendalough, Glenmalure e Glenmacnass. Ai loro piedi giacciono specchi circolari d’acqua: i laghi dell’Upper Lough Bray e il Lower Lough Bray.

Ma tra questi declivi capita spesso di incontrare ruscelli che gonfiano i loro flutti e si fanno cascate. Forse sono gli stessi che aiutarono a dissetarsi i ribelli irlandesi in fuga dalla repressione normanna prima e da quella inglese poi.

Se oggi le Wicklow Mountains sono “popolate” da dublinesi che da nord scendono a sud verso la cittadina di Wexford, ieri erano rifugio per i dissidenti che non accettavano il potere e le leggi straniere.

Proseguo il mio viaggio sulla Military Road, la strada costruita dai britannici intorno al 1800, e continuo a pensare a questi irriducibili, piegati dalla fame e dal freddo, cercare rifugio in qualche anfratto, magari sul Sally Gap che si inerpica lassù.

Secondo una delle tante leggende, San Patrizio morì qui: e in groppa al destriero bianco di Oisín, il poeta guerriero dei Fianna, andò in cielo. Quello stesso che ora sembra cadere sui 520 metri del passo più alto dell’Isola.

Sotto intuisco il nero del Lough Tay, il lago della famiglia Guinness. Alcuni sostengono che guardandolo dalla loro residenza baciare la riva di sabbia bianca sia nata l’idea di creare una birra scura come le acque dense del bacino.

Riprendo a guidare verso Glendalough, supero i due laghi gemelli e il centro monastico, cuore della Cristianità irlandese, e devio a sud attraversando la Glenmalure Valley. Lì incontro Lugnaquilla.

I 924 metri della cima più alta delle Wicklow Mountains svettano tra le nubi. Qualche escursionista segue i sentieri stretti che ne costeggiano il profilo. Io, invece, mi fermo alle sue pendici: e ascolto il silenzio reso meno melanconico dal vento che fruscia tra la brughiera.

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