Torre di James Joyce, il museo di Sandycove

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Torre di James Joyce, Sandycove © Andrea Lessona

Torre di James Joyce, Sandycove © Andrea Lessona

Dalla sommità della torre di James Joyce, guardo il cielo di Sandycove digradare nel mare d’Irlanda: un’opaca foschia grigia di nubi e onde che la pioggia strimpella intermittente.

Quassù, dove il vento soffia forte, lo scrittore irlandese ambientò l’inizio dell’Ulisse: il libro capolavoro che racconta in un sol giorno la storia di Stephen Dedalus. Che è poi la sua storia.

Quella della torre di James Joyce, invece, inizia un secolo prima: era il 1804 quando la struttura a martello venne costruita in questo piccolo villaggio a nove chilometri da Dublino, per difendere, insieme a molte altre, l’Isola da una eventuale invasione napoleonica.

Quassù dove un tempo c’era un cannone alloggiato su una rotaia ancora visibile, oggi resta un pennone su cui garrisce una bandiera azzurra. Da un piccolo passaggio, strette scale a chiocciola scendono nella sala circolare, il cuore della struttura.

Bandiera sulla Torre di James Joyce © Andrea Lessona

Bandiera sulla Torre di James Joyce © Andrea Lessona

È qui che nell’agosto del 1904 lo scrittore visse per sei giorni invitato da Oliver St John Gocarty, il poeta e studente di medicina primo affittuario civile dopo che nel 1897 la torre di James Joyce era stata abbandonata dai militari.

Nella stanza dove, in compagnia di Samuel Chenevix Trench – amico di Gocarty – facevano colazione, ci sono ancora il tavolo e le sedie, la statua di una pantera nera apparsa in sogno a Trench e il camino dove sia lui sia Gocarty spararono pensando di colpirla.

Spaventato a morte, lo scrittore scappò il mattino dopo dall’edificio. E non vi fece più ritorno. Eppure tanto bastò perché la struttura, riaperta nel 1962 da Sylvia Beach, l’editrice dell’Ulisse, diventasse la torre di James Joyce – un museo oggi di proprietà di Failte Ireland che ne conserva cimili e gesta.

La maggior parte si trova all’entrata, nella sala espositiva: c’è il busto dell’autore realizzato da Milton Hebald. Alle pareti bianche spesse due metri e mezzo, le sue fotografie insieme alla famiglia e agli amici. Nelle teche, molte delle opere dello scrittore.

Nella torre di James Joyce si trova infatti l’originale dell’Ulisse pubblicato da Shakespeare and Company nel 1922, l’edizione di lusso illustrata da Matisse e anche una pagina del manoscritto originale di Finnegans Wake.

Appena dopo, il magazzino delle polveri conserva il gilet da caccia di Joyce ricamato da sua nonna, la chitarra e una cravatta che l’autore regalò a un altro grande d’Irlanda: Samuel Beckett.

Tra i diversi oggetti, spiccano le due maschere funebri in gesso del suo volto realizzate dallo scultore Paul Speck, e la loro coppia in bronzo. A fianco, una moderna macchina scalda il tè e il freddo del torre di James Joyce per pochi centesimi di euro.

Per approfondire:
Wikipedia

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