San Patrizio, patrono d’Irlanda

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San Patrizio, patrono d'Irlanda

San Patrizio, patrono d'Irlanda

Dio mi ha fatto incontrare l’Irlanda e il suo popolo, e credo che così abbia voluto mostrarmi il suo cuore.

Ho camminato dal sud al nord dell’Isola e ho visto villaggi quasi sempre uguali, uomini, donne e bambini con gli stessi tratti somatici, sorridenti, ospitali, con il senso della Libertà disegnato sul volto, ma con una cosa disarmante: l’ingenuità dell’essere veri, autentici e puri.

Ho scelto la religione cristiana con la consapevolezza di voler imitare Gesù, viaggiando e predicando il suo amore. Ho pregato perché potessi avere una missione che mi avvicinasse alle persone e le conquistasse con la semplicità delle mie parole e del mio animo, facendo abbracciare la croce per spirito di comunione.

Poi, incontrando gli irlandesi, ho dubitato della mia missione: perché mai avrei dovuto cambiare la loro fede? Tutto tendeva al Creato, il cielo e la terra si fondevano insieme. La gente faceva parte di un’unica grande famiglia. I rituali avevano una magia innata e sorprendente, l’energia scorreva in modo meraviglioso e Dio sembrava manifestarsi in ogni dove.

Qual era la mia missione, allora? Mi sono sentito un piccolo uomo inginocchiato al Tutto. Ho imparato più da loro che dalla mia religione e alla fine, ho capito che io sono diventato irlandese e loro cristiani, non per fede ma per senso di ospitalità.

Mi sono sorpreso di aver battezzato un re che non ha protestato quando, col bastone pastorale, gli ho infilzato un piede. Dopo avergli parlato dell’amore e della forza di Gesù, lui era convinto di provare ciò che aveva provato il figlio di Dio.

La sua bontà mi ha fatto capire chi e cosa dovesse essere un sovrano: non un tiranno, ma un uomo giusto e umile, capace di stare nel cuore di tutti e al fianco di tutti i suoi sudditi, sempre in prima linea.

Ho visto compiere gesti eroici ai re che io con la mia fede non avrei mai potuto fare. Ho visto la commozione di grandi persone che hanno aiutato e cambiato un popolo semplicemente spronandolo ed esortandolo a rimanere unito. Molte volte mi sono chiesto che cosa sia la fede e quale valore possa avere.

Ho imparato che il simbolo della croce e le parole scritte su un vecchio libro hanno poco senso in confronto a grandi gesti e anche in confronto al grande sapere dei Druidi, dei Fianna e dei Bardi che lo tramandavano oralmente.

Quando, lungo il viaggio, ho incontrato un vecchio Fianna, quest’uomo mi ha fatto riflettere sulle mie convinzioni: “La verità non sta nelle parole, ma in ciò che riesci a fare ogni giorno, nel tuo spirito e nella capacità di poter sostenere lo sguardo di un altro essere umano”.

E poi mi ha aperto gli occhi su Dio, dicendomi: “Perché devo concretizzare Dio in un uomo che giudica, quando posso alzare lo sguardo e vedere l’immensità del cielo o abbassarlo e perdermi nel mare, o abbracciare, aprendo tutto me stesso, questo immenso verde? Se Dio è un essere umano, anche io sono Dio in questo grande regno”.

L’Irlanda per me è e sarà sempre la terra della magia, della Libertà e della forza d’animo, ma sarà anche la terra fatta di uomini semplici, genuini, capaci di essere grandi poeti e grandi guerrieri. Se si riesce a entrare nello spirito dell’Irlanda, questo spirito non ti lascerà mai.

Oggi, dopo tanti secoli, gli irlandesi che tanto mi hanno amato e che io continuo ad amare da qui, mi celebrano e mi ringraziano nel giorno della mia morte fisica. Ma sono io che debbo tutto a loro: che prima mi resero schiavo, ma poi mi “liberarono” aprendomi le porte del loro cuore e di quelle di Dio.

Per approfondire:
Wikipedia

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