Inishmore, la più grande delle isole Aran 2

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Sulle scogliere di Dún Aengus, Inishmore © Andrea Lessona

Sulle scogliere di Dún Aengus, Inishmore © Andrea Lessona

Dalla scogliera di Dún Aengus, guardo il mare distendersi in uno specchio blu sino a dove si confonde col cielo. In piedi sul bordo dello strapiombo, alto cento metri, ascolto la risacca delle onde raccontarmi la storia di questo luogo: un forte in pietra dell’Età del Bronzo, costruito ancor prima del mille a.C a Inishmore, la maggiore delle Isole Aran.

Conosciuto come il “più splendido monumento barbaro d’Europa”, il Forte è protetto a nord da un Cavallo di Frisia, aguzzi spuntoni di pietra che dovevano difenderlo da attacchi nemici. Oggi un sentiero che parte dal Visitor Centre, permette di salire sul promontorio ed entrare tra le tre fila di mura circolari.

Da quassù spira un vento fortissimo che sembra portarmi via, e che ogni tanto, grazie anche alla pioggia, fa riemergere reperti di un tempo lontano quando queste pietre erano abitate dai membri di un’antica stirpe di cui si conosce poco.

Così come il nome del luogo: la leggenda lo attribuisce alla divinità pagana pre-cristiana presente nella mitologia irlandese, alcuni storici ad Aonghus Mac Natfráich, Re di Cashel nel V secolo dopo Cristo, che aveva legami con le Aran.

Di certo c’è lo scenario spettacolare che ammiro camminando in questo posto e il senso profondo della Storia che mi attraversa. Poco più in là, sempre sulla costa, c’è il Worm Hole, una piscina naturale rettangolare dove le acque entrano ed escono con il riflusso della marea.

Scendo dal sentiero e prima di uscire dal Visitor Centre incontro un piccolo busker che suona la fisarmonica per i visitatori. Raggiungo il piazzale dove sono parcheggiati i calessi e chiedo al mio vetturino di aspettarmi ancora un po’.

Supero il cottage col tetto in paglia dove si può mangiare e a passo veloce raggiungo le Seven Churches. Il nome tradisce la realtà, infatti si tratta solo dei resti di due piccole chiese: Teampall Brecam e Teampall an Phoill. Poco più in là, posso vedere le rovine degli edifici monastici risalenti al XV secolo. Le Aran sono state un centro importante per la diffusione e la preservazione del cristianesimo.

Tornato a cassetta del calesse, guardo Tony Faherty spronare Jimmy: e il cavallo, riposato dalla fatica, trotta verso la baia dove ci dovrebbe essere la colonia di foche più numerosa di Inishmore. Invece nei miei occhi entra solo un mare azzurro, reso ancora più sfavillante dal sole intenso.

“Siamo in anticipo sul loro orario”, mi dice Tony. “E’ ancora presto per vederle. Ma ti garantisco che ci sono e sono davvero tante”. Mi fido della sua parola e mi godo la costa, mentre il cavallo continua il suo percorso sino a dove le due strade principali si incrociano e diventano una sola: pochi metri soltanto e mi trovo davanti la croce celtica da dove sono partito stamattina.

Dopo aver saluto il vetturino e, soprattutto Jimmy con un’altra caramella di zucchero, mi metto in cammino e arrivo alla chiesa del paese: una struttura piccola, naturalmente in pietra, in cui posso accendere una candela in solitudine.

Dal sagrato parte un sentiero che porta di nuovo a sud, sulla costa, proprio dove sorge un altro forte: Dún Dúchathair, circondato su tre lati dalle scogliere. Costeggio la baia verso nord e, sempre più stanco e accecato dal sole, arrivo a Teampall Bheanain, la chiesetta paleocristiana di St Benan, contemporaneo di San Patrizio.

Davanti a me non ho che i resti di quella che molti considerano la più piccola chiesa al mondo coi suoi 3,7 metri per 1,8. Riprendo il sentiero verso Kilronan, metri e metri sudati in un caldo torrido per questi luoghi, e dopo aver buttato uno sguardo veloce al molo, torno finalmente al mio B&B.

Dalla finestra aperta, vedo Straw Island, un piccolo lembo di terra vicino a Inishmore, dove il faro si accende intermittente per indicare l’ingresso del molo alle imbarcazioni. Resto così, rapito per un tempo indefinito. Sino a quando il sole muore nell’Atlantico e accende di porpora le sue acque e l’orizzonte. (2. Fine)

Per approfondire:
Wikipedia
Wikitravel

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