Inishmore, la più grande delle isole Aran 1

di
In calesse per Inishmore, Isole Aran © Andrea Lessona

In calesse per Inishmore, Isole Aran © Andrea Lessona

Jimmy trotta veloce sulle strade di Inishmore. Seduto a cassetta lo guardo sudare, mentre tira il calesse verso la salita. “Deve guadagnarsi il pranzo”, mi dice scherzando il suo padrone, Tony Faherty.

L’ho incontrato stamane davanti alla croce celtica di Kilronan, l’unico centro della più grande delle Isole, dove sono arrivato ieri sera col traghetto delle 19.45, proveniente da Rossaveal, nella contea di Galway.

Il monumento è stato eretto dagli isolani nel 1893 in memoria del reverendo Michael O’Donochue per ringraziarlo dei suoi 11 anni come prete e benefattore di Aran. Ero lì, nella sua ombra di pietra, a ripararmi dal sole e sfuggire alle trattative per accaparrarsi l’unico viaggiatore italiano.

Un nugolo di uomini a offrirmi la bicicletta, “il modo migliore per girare Inishmore”, un tour in pulmino “il più comodo”, un giro in calesse “il più affascinante”. E così ho scelto l’ultimo per i grandi occhi di Jimmy. E il pezzato di otto anni, abituato al cemento e allo sterrato dell’isola, mi ha portato docile a scoprirla.

Il cielo è di un blu intenso e il sole brucia la faccia come il fuoco. Faherty mi mostra un gallo appollaiato sulle mure gialle del Lucky Star Bar, l’unico astante rimasto dopo che il pub di Inishmore ha chiuso diversi anni fa. Anni lontani quando Tony, come la maggior parte degli abitanti maschi di qui, viveva di pesca.

“Poi il mare non ci ha più benedetto, e mi sono dovuto arrangiare. Ora lavoro come vetturino cinque mesi d’estate per mettere da parte un po’ di soldi per l’inverno”. E’ un destino comune che ha colpito una tradizione di vita. Come quella di filare a mano i famosi maglioni delle Aran che ho visto prima al Sweater Market, proprio di fronte alla croce celtica di Inishmore. La modernità e l’economicità li vogliono fatti a macchina, ora.

“Non la donna che abita là”, mi dice il nocchiero indicando con il dito una piccola casa. “Ha più di novant’anni, vive lì dentro da sempre, come suo fratello e suoi genitori prima di lei. E’ la persona più anziana di Inishmore”.

Poi, mentre Jimmy riprende fiato in uno sbuffo, il suo padrone mi fa vedere la cresta del faro che si alza dalle colline: è il punto più alto dell’isola. Da lassù, la si può abbracciare tutta in uno sguardo, e guardarla distendersi nella sua bellezza selvaggia.

Poco più avanti, gli ultimi tre cottage col tetto in paglia di Inishmore sfilano nei miei occhi semi chiusi per la luce accecante. Ancora qualche sforzo, e il cavallo discende la collinetta passando proprio davanti alla scuola, mentre gli studenti escono per la ricreazione. Qui si studia anche il gaelico, l’antica e vera lingua dell’Irlanda.

“Noi la parliamo tutti, giovani e non. Perché non vieni d’inverno a impararla? Tre settimane e la sai”, mi dice Faherty. L’idea mi piace molto, troppo. Poi, la ragione mi suggerisce che servirebbe di più. E per ora resta un sogno.

Che per gli abitanti delle Aran è una realtà quotidiana, una parte fondamentale dello loro cultura da conservare gelosi. Sebbene tutti sappiano l’inglese per necessità, per loro resta ancora l’idioma dell’invasore britannico.

Jimmy continua la sua corsa verso un’altra salita di Inishmore su cui riposano poche tombe e una grande croce con la statua di Gesù Cristo. In lontananza infinite distese calcaree si allungano sino alla costa.

Il paesaggio brullo mi affascina a ogni metro. Sembra il Burren, la zona carsica sulla mainland irlandese. I geologi sostengono che le tre isole si siano staccate da lì. Io, invece, continuo a pensare che siano lacrime di stelle cadute nell’Atlantico.

Il cavallo suda sempre di più, il suo manto pezzato è madido, e il respiro corto. “Non preoccuparti per lui, è abituato”, mi dice Tony. Invece mi preoccupo, e solo quando raggiungiamo la strada che porta al forte in pietra sul promontorio di Inishmore, già intasata da altri vetturini, sono più sereno.

Smonto da cassetta e accarezzo il muso morbido di Jimmy. Prendo dalla tasca una caramella di zucchero e la sua lingua lecca la mia mano, ingoiando il dolce. Alzo lo sguardo verso il cielo. Il profilo di Dún Aengus si staglia nell’orizzonte blu. (1. Continua)

Per approfondire:
Wikipedia
Wikitravel

I commenti all'articolo "Inishmore, la più grande delle isole Aran 1"

Scrivi il tuo commento tramite

Loading Facebook Comments ...
Loading Disqus Comments ...