Inishmaan, la mediana delle isole Aran 1

di
Dún Chonchúir visto dal molo di Inishmaan © Andrea Lessona

Dún Chonchúir visto dal molo di Inishmaan © Andrea Lessona

Dal molo di Inishmaan alzo gli occhi verso l’altura, e lo vedo: il forte di Dún Chonchúir domina l’orizzonte. Sono appena sbarcato dal ferry proveniente da Insihmore, e davanti a me ho la stradina che, dal porticciolo dell’isola mediana delle Aran, arriva sin lassù.

Dei mini bus, che per pochi euro ti portano a destinazione, non c’è traccia. Sono l’unico viaggiatore oggi. Così mi carico lo zaino sulle spalle, e inizio a camminare il sentiero: zigzaga tra infiniti muri a secco, tagliando il terreno in losanghe irregolari.

Sotto un sole accecante, avanzo nella mia ombra piegata sulla salita: mezz’ora sudata sino agli ultimi metri sempre più ripidi. Supero l’ufficio postale di Inishmaan, proprio dove l’asfalto curva, e raggiungo quella che i duecento abitanti del luogo chiamano main street: ci passano a stento due macchine.

Da qui proseguo verso una struttura moderna consacrata nel 1939: l’acquasantiera, la lapide e la fonte battesimale all’entrata, vengono invece dalla vecchia chiesetta del XV secolo che si trovava dall’altra parte della strada.

Doveva essere molto vicina a dove ora c’è il Cottage di Synge, proprio davanti a me. Poco oltre, a sinistra, vedo nitidi i resti di Dún Chonchúir. Continuo sull’asfalto bruciante di Inishmaan e arrivo al mio B&B, qualche metro dopo.

Il tempo di lasciare il bagaglio leggero e sono di nuovo fuori nel sole incandescente per entrare nella piccola casa del drammaturgo irlandese. Il custode è restio, poi cede alle mie insistenze.

Dentro sembra tutto come allora, quando John Millington Synge trascorse a Inishmaan quattro estati tra il 1898 e il 1902. Accettò il consiglio di un altro grande d’Irlanda: William Butler Yeats. Il poeta, premio Nobel per la Letteratura, gli aveva detto di lasciare Parigi e di andare alle Aran.

“Vivi come se fossi uno di loro, esprimi una vita che non ha mai trovato espressione”. E così Synge venne qui per vivere come un isolano e per dare voce a questo popolo, ultimo baluardo della cultura gaelica.

Il cottage di Inishmaan non ha che tre stanzette. L’ingresso si apre su quella più grande: un camino per bruciare la torba, un tavolino sghembo con sopra il libro degli ospiti, una credenza colorata per raccogliere i piatti, e un soffitto di paglia che sembra cadermi in testa.

In quella da letto, muri di pietra verniciati in bianco ospitano un letto spoglio baciato da una luce tenue proveniente dalla piccola finestra. Due sedie e un tavolinetto su cui c’è una brocca con dentro fiori appassiti sono tutto l’arredamento.

Vado nell’ultima stanza. Anche qui c’è un letto su cui riposano ritagli di giornali dedicati all’artista. Sulle pareti vedo quadri di quell’epoca lontana e, vicino, un busto di Synge. Solo quando esco mi rendo conto che ero dentro a un altro tempo, a un’altra dimensione: quella che forse il custode vive ogni giorno nella casa di Inishmaan. Anche lui sembra farne parte.

Attraverso la strada, e pochi passi dopo ho di nuovo davanti il forte di Dún Chonchúir. Seguo i vivaci segnali, dipinti sulla roccia ancestrale, e mi trovo nel centro di questo ovale fortificato.

I miei occhi si muovono come il raggio di un cerchio imperfetto per vedere le pietre disposte qui, chissà da quando. Infatti gli studiosi non sono mai riusciti a dare una datazione precisa di Chonchúir. Credono che la costruzione di Inishmaan risalga a un periodo tra il I e il VII secolo.

Salgo sulle mura alte, ma ballerine. Un piede malmesso, e una pietra danza con il mio peso sopra. Poi si ferma, e io posso godere di una vista unica e tersa: chilometri d’acqua e di cielo sbattono contro la costa lontana di Inishmore. (1. Continua)

Per approfondire:
Wikipedia
Aran Island

I commenti all'articolo "Inishmaan, la mediana delle isole Aran 1"

Scrivi il tuo commento tramite

Loading Facebook Comments ...
Loading Disqus Comments ...