Halloween e l’Irlanda, storia di una festa

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Fuochi nella notte di Halloween © Andrea Lessona

Fuochi nella notte di Halloween © Andrea Lessona

Lingue di fuoco attraversano la notte di Halloween in Irlanda: bruciano il passato ed esorcizzano il futuro in un istante infinito dove Vita e Morte si incontrano. È tradizione antica che la modernità votata al consumismo non può cancellare dicono qui sull’Isola dove, secondo molti, nacque grazie ai Celti per celebrare la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno.

Oggi questa festa di passaggio è diventata la seconda celebrazione più importante del mondo occidentale dopo il Natale. Ma non ha origini americane come tanti ritengono. Dagli Stati Uniti è solo tornata in Europa sotto mentite spoglie: quelle che in nome del denaro hanno tradito il senso originale datole dal popolo druidico.

Per i celti, la notte di Samhain (la fine della stagione stiva) tra il 31 ottobre e il 1° Novembre era il momento più solenne dell’anno e l’evento principale del loro calendario. Tutte le leggende più importanti avvenivano in quella data, arco temporale e spaziale in cui il mondo dei morti e dei vivi potevano incontrarsi e toccarsi.

Secondo alcune leggende, sulle colline intorno ai villaggi il Fuoco Sacro veniva prima spento per segnare la fine di un ciclo e poi riacceso per iniziarne uno nuovo. Le fiamme purificatrici tenevano lontano gli spiriti maligni o i morti che volevano appropriarsi di corpi nuovi per ritrovare la fisicità perduta.

Balli, danze e sacrifici accompagnavano l’evento che durava tre giorni. Giorni celebrati travestendosi con pelli di animali uccisi, simbolo mutuato dall’Halloween moderno come le zucche che in origine erano rape intagliate per farne lanterne. Nel Nuovo Mondo, però, proprio le Cucurbitaceae – più facili da trovare e lavorare – sono diventate l’effigie della celebrazione grazie ai molti immigrati di origine irlandese che hanno esportato la festa.

Anche il famoso detto attuale “Dolcetto o scherzetto” affonda le sue radici nelle tradizioni celtiche. Non avendo né demoni né diavoli da temere, la paura principali dei druidi era rivolta alle fate che dividevano le terre con gli umani.

Secondo leggende antiche proprio nella notte di Samihain questi esseri scherzavano con gli uomini portandoli sulle colline dove rimanevano intrappolati per sempre. Per guadagnarsi il loro credito, i Celti offrivano cibo o latte lasciandolo sui gradini delle case fatate.

Un’altra interpretazione, a Irlanda cristianizzata, racconta dei primi pellegrini come San Patrizio che elemosinavano di villaggio in villaggio il “dolce dell’anima”, un umile pezzo di pane. Più tozzi si ricevevano più preghiere si dovevano fare per i defunti di chi aveva donato loro il cibo. Così oggi chi non dà qualcosa ai bambini che chiedono il dolcetto può ricevere in cambio un brutto scherzo anziché una benedizione.

Nonostante l’evangelizzazione dell’Irlanda e di tutte le altre popolazioni celtiche in Europa, le antiche tradizioni, rafforzate in precedenza dall’assunzione di quelle romane, non scomparvero. Fu così che nel 835 Papa Gregorio spostò la festa di Tutti i Santi dal 13 Maggio al 1° Novembre. Ma non bastò.

La Chiesa dovette aggiungere nel X° secolo il 2 Novembre il Giorno dei Morti in memoria delle anime degli scomparsi che venivano festeggiati dai loro congiunti mascherati da santi e angeli. E accendevano dei falò.

Così nacque Halloween il cui nome è la contrazione di All-hallows Eve – la vigilia di tutti i santi. Festa celtica accettata dai romani, divenuta cristiana e oggi del dio denaro.

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