Glendalough, Irlanda mistica

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Glendalough, Irlanda © Chris Hill

Glendalough, Irlanda © Chris Hill

Nel cielo basso delle Wicklow Mountains, la pioggia cade lungo le pareti ripide, strimpella i due laghi scuri della vallata e scivola sulla storia di Glendalough. Gocce dense mi tagliano il volto mentre camino tra i resti dell’antico monastero, cuore della cristianità irlandese.

Fu qui che nel 498 si stabilì St Kevin, un prete alla ricerca di se stesso e di solitudine: si cibava di frutta e verdure, vestiva vecchie pelli di animali e dormiva in una tomba dell’età del bronzo.

La fama di quest’uomo e del suo vivere a contatto con la Natura superò le montagne. Molte persone lo raggiunsero, divenendone discepoli, e costruirono un insediamento. Nei secoli, Glendalough sarebbe diventato un centro fiorente di religione e studio.

Invaso più volte dai Vichinghi per far razzia delle sue ricchezze, fu distrutto nel 1398 da una spedizione militare inglese, partita da Dublino. I tentativi di ricostruirlo permisero a una piccola comunità di fedeli di sopravvivere sino alla fine del 1600. Poi venne abbandonato per sempre.

Oggi Glendalough è un luogo molto frequentato da viaggiatori curiosi e turisti. Ma in questo giorno fradicio d’autunno sono solo ad aggirarmi per le rovine che trattengono la storia dell’Irlanda.

Venendo dal parcheggio vuoto incontro i resti della Reefert Church. La chiesetta dell’XI secolo in stile romanico è semplice: la navata, il coro e alcuni archi e pareti. Intorno all’edifico croci e lapidi sparse di lucente micascisto popolano il cimitero dove riposano i capi della famiglia locale degli O’Toole.

Dietro al Reefert (che significa luogo si sepoltura reale), salgo i gradini e seguo il sentiero che mi porta proprio davanti alla St Kevin’s Cell, una piccola capanna d’alveare in cima all’altura, da cui lo sguardo annega nell’Upper Lake insieme alla pioggia di Glendalough.

Non lontano da qui c’è una piccola grotta artificiale, profonda due metri, chiamata St Kevin’s Bed: si pensa sia il luogo in cui il prete visse per circa sette anni, lontano da tutto e da tutti.

Dopo essere sceso a fatica, prendo la strada che costeggia il Lower Lake, più piccolo del primo, ma ricco dei resti del monastero di Glendalough. L’arco in pietra dell’ingresso è l’unico esemplare di questo tipo rimasto nell’Isola.

Superata la grossa lapide su cui è incisa una croce, entro in un altro cimitero, ancora in uso. Gli occhi si alzano lungo i trentatré metri della torre rotonda del X secolo sino al tetto conico. Poi, giro intorno alla sua base: 16 metri di circonferenza.

Più in là c’è la Priest’s House, edificio del 1170 dove si pensa ci fosse la tomba di Kevin. Durante le leggi penali contro i cattolici, Glendalough divenne luogo di sepoltura per i sacerdoti del posto.

Dopo aver superato le mura cadenti della St Mary’s e della St Kieran’s Church, continuo a camminare solo per questo luogo intriso di pioggia e storia sino ad arrivare alla St Kevin’s Kitchen.

La chiesa più bella di Glendalough ha un campanile simile alla forma della torre rotonda, una sacrestia “staccata” dal corpo dell’edificio e una ripida scalinata in pietra. Nonostante sia chiamata “cucina”, non sono mai state trovate prove che venisse usata per preparare il cibo.

Lascio il centro, attraverso il fiume che scorre lì vicino, e arrivo alla Deer Stone. La pietra prende il nome da una leggenda legata ancora una volta a St Kevin. Sembra che qui, il prete irlandese trovasse una cerva da mungere per sfamare due bimbi abbandonati.

Il masso è un bulluan una sorta di macina dove venivano pestati cibo e medicinali. Ha origini preistoriche e secondo i celti poteri soprannaturali: le donne che si lavavano il viso con l’acqua imprigionata nel suo incavo, mantenevano inalterata la loro bellezza.

Si pensa che i monaci portarono queste pietre nei monasteri per poter ottenere alcuni dei poteri di cui avevano sentito parlare. Mai come in Irlanda antiche tradizioni druidiche e credenze della religione cristiana si sono fuse dando vita a un misticismo unico.

Prima di lasciare il parcheggio vicino al centro monastico, guardo per un’ultima volta le Wicklow Mountains: il cielo sempre più basso si chiude su Glendalough.

Per approfondire:
Wikipedia

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