Dal cielo ferito dell’Ulster cade pioggia densa sul castello di Donegal Town. Scivola sulle antiche mura del maniero e incide le pietre che trattengono la storia di questa città e del nord-ovest d’Irlanda.
Entrando dall’ingresso basso e stretto, attraverso il tempo e un’altra dimensione. Pareti potenti e pesanti della Casa Torre, la parte più antica dell’edificio, custodiscono i ricordi di Basil Brooke che realizzò la struttura in stile giacobiano nel 1623.
Fu lui a ridarle lustro dopo che la costruzione originale del 1474 venne incendiata da Rory O’Donnel prima che gli inglesi invadessero la zona. Poi scappò con High O’Neill in Francia, in quella che venne definita “The Flight of The Earls” (La Fuga dei Conti).
Senza più nessuna forza a presidiare l’Ulster, arrivarono migliaia di protestanti scozzesi e inglesi che occuparono le terre degli irlandesi. La loro venuta – nota come Plantation – avrebbe determinato nei secoli futuri il conflitto tra le due comunità, sfociato nella Guerra di Liberazione e nei Troubles in Irlanda del Nord.
Nella sala grande, al primo piano del castello, spicca il camino molto elaborato su cui sono affissi gli stemmi dei Brooke e dei Leicester circondati da festoni scolpiti. Alle pareti ci sono tappeti persiani e arazzi francesi che si dividono le mura con pannelli informativi sulla storia del maniero.
Dopo aver visitato la casa padronale adiacente, simile a una magione di campagna inglese, esco per le vie di Donegal Town e raggiungo il centro della città che dà nome alla seconda contea più grande della Repubblica d’Irlanda. E’ un nome antico quanto la sua fondazione, ad opera dei vichinghi nel IX secolo, e che nella lingua dei celti, Dun na nGall, significa il Forte dello Straniero.
Sulla piazza, conosciuta come Diamond e circondata da negozi e pub, si innalza una stele: ricorda l’opera di quattro frati che trascrissero la mitologia celtica perché gli invasori inglesi non la distruggessero. “The Annals of the four Masters” ripercorre la storia dal diluvio universale sino al 1618. Alcune copie degli annali si trovano alla National Library di Dublino.
I religiosi vivevano nel monastero francescano nella parte meridionale della città a sud del River Eske. Così decido di costeggiare il fiume che entra nella baia di Donegal. Tempo permettendo un battello porta i viaggiatori al largo per ammirare le insenature della costa.
Ma oggi, secondo il titolare, non ci sono le condizioni. Guardo il cielo che si apre in un pallido sole e la fila per salire a bordo: sono solo. E capisco perché l’imbarcazione non molla gli ormeggi.
Cammino lungo il molo sino a raggiungere i resti del monastero. Fu fondato nel 1474 da Red Hugh O’Donnel, la cui statua lì vicino lo ricorda, e da sua moglie Nuala O’Brien. La struttura venne incendiata in modo fortuito nel 1601 da Rory O’Donnel. Alcune rose crescono tra il verde brullo del cimitero adiacente, dove vecchie tombe dalle croci celtiche guardano l’Eske e il mare diventare un solo flusso eterno.
Torno sui miei passi, e riattraverso Donegal Town sino alla periferia. Il rosso sgargiante di alcuni vagoni, a fianco di un vecchio edificio grigio attrae la mia attenzione. Supero la porta in legno ed entro in un vero e proprio paradiso per amatori del genere: il Donegal Railway Heritage Centre.
Nella vecchia stazione ferroviaria, è stato realizzato un piccolo museo sui treni a vapore. Alle pareti ci sono quadri delle vecchie locomotive e nei plastici, perfettamente ricostruiti, i modellini dell’epoca.
“Purtroppo non abbiamo molti visitatori durante l’anno, solo in estate – mi confessa la custode -. Ma anche se riusciamo appena a pagar le spese, è importante tenere viva la memoria: quei convogli viaggiavano da Ballyshannon a Derry sino al 1959”.
E univano l’Irlanda.











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