Burren, Irlanda lunare

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Burren Irlanda © Andrea Lessona

Burren Irlanda © Andrea Lessona

Nel Burren lucide distese calcaree disegnano scenari desolati. Il mio sguardo si perde nel grigio infinito di colline scoscese che danno forma a una delle zone più selvagge d’Irlanda: oltre 40 mila ettari di apparente nulla, dove la vita è nascosta tra le fessure umide delle rocce.

E’ tra questi solchi, i grykes, che in primavera fiori dai colori sgargianti regalano al terreno carsico, il clints, contrasti unici. E’ il fascino alterno del Boireann, il nome celtico per definire il “Paese roccioso”.

Eppure 350 milioni di anni fa, il Burren era un fondale marino dove si depositarono conchiglie e coralli che i fiumi costieri immortalarono con limo e sabbia. L’incantesimo del tempo li imprigionò per sempre nella pietra.

Col susseguirsi delle glaciazioni, il ghiaccio levigò le colline sino a lucidarle, rendendole uno specchio in cui il cielo d’Irlanda brilla nelle giornate libere dalle nuvole. Oggi, nella zona diventata per la maggior parte “Area speciale di conservazione”, il grigio è ovunque.

E’ il colore che mi accompagna da stamane quando sono partito in auto da Ennis, la cittadina della contea del Clare, per raggiungere le Cliffs of Moher. Lungo la Burren way, il paesaggio costeggiato dai muretti a secco sale e scende sulla strada con grandi buche, dove la pioggia della notte prima luccica ancora.

“Se vuole vedere la Luna, non c’è bisogno di guardare lassù, vada nel Boireann”, mi ha detto ieri sera il proprietario del B&B in cui ho dormito, mentre, seduti nel suo giardino, la cercavo tra gli spiragli delle nubi. E questo uomo, dai tratti rudi e dai modi cortesi, aveva ragione: sto attraversando un paesaggio lunare.

Qui, tra il brullo di distese sconfinate, cinque mila anni fa, gli eredi delle primi tribù nomadi, arrivate mille anni prima, innalzarono il Poulnabrone Dolmen, una delle settanta tombe che si trovano sparse nella zona.

Lascio la macchina sul ciglio della strada e mi avvicino sospinto dal vento forte. Cammino sul calcare lucido per ammirare uno dei monumenti antichi più affascinati d’Irlanda. In questa tomba a camera, qualcuno fu sepolto nell’età del Bronzo.

Ai giorni nostri è un’icona fotografica di turisti villani che hanno lasciato rifiuti intorno a una struttura religiosa dove un uomo di ieri si è congiunto al Tutto, e un uomo di oggi ha pensato a sua figlia.

Riprendo la strada costellata ai lati da dune: orchidee e gerani rosso sangue spuntano dalle fessure calcaree e si piegano all’aria fredda della costa. Non manca molto, ormai. Prima di fare l’ultima salita, fermo l’auto un’altra volta e scendo.

Lo sguardo si perde nell’infinito del Burren: sì, la Luna è caduta è qui.

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