Bloody Foreland, il promontorio insanguinato

di
Bloody Foreland © Andrea Lessona

Bloody Foreland © Andrea Lessona

Il tramonto gli dà nome e colore. In quell’attimo indefinito che divide il giorno dalla notte, il crepuscolo vernicia il Bloody Foreland, e regala tonalità porpora a uno dei promontori più affascinanti d’Irlanda.

Dio l’ha posato qui, nell’estremo nord-ovest del Donegal: un orlo esile di terra impervia che entra nel grembo del mare madre e si frastaglia cesellato da onde furenti, millennio dopo millennio.

Dalla piazzola della R253, lo guardo disteso nell’Atlantico: dito incerto puntato verso l’America a indicare la via solcata nei secoli dagli irlandesi per sfuggire l’oppressione britannica e la Grande Carestia.

In piedi nel vento furente penso al suo nome gaelico, Cnoc Fola, e a quello inglese che porta ora: Promontorio Insanguinato. Ma di terrificante, questo luogo ha solo la bellezza selvaggia e struggente dell’estremo.

Una bellezza isolata che dalla costa declina in un terreno scosceso, diviso da muri in pietra a delimitare minuti appezzamenti: cingono di verde case bianche dalle finestre piccole, occhi privilegiati che ogni giorno vedono questo scenario.

Invece io, per goderne, ho dovuto attraversare il cielo piombo del Glenveagh National Park. Basso e spesso sulla strada stretta e zigzagante, non si è mai alzato sino a quando, miglio dopo miglio, dall’interno sono uscito sul litorale del Donegal.

Lì ho visto il sole distendersi sul mare, illuminare la strada di colori vividi e ho potuto lasciare alle mie spalle le cime opache delle Derryveagh Mountains. Attraversando parte del distretto di Gweedore, ho cercato tra i segnali le indicazioni per il Bloody Foreland.

Non trovandole, ho fermato la macchina e ho chiesto a uno dei pochi passanti, vicino a una chiesa dispersa, la via. Il suo accento rude mi ha fatto ricordare che nella zona si parla prevalentemente il gaelico. Ecco perché da queste parti c’è una famosa scuola estiva in cui viene insegnato l’antico idioma dell’Irlanda.

Spiegatici e intesi a gesti, ho imboccato una stradina impervia che dopo poche miglia mi ha portato sulla R253: da lì è stato facile raggiungere il promontorio. Parcheggiato su una piazzola, proprio dove lo sterrato finisce e inizia il verde della costa sono sceso dall’auto.

Rapito da questo scenario, continuo a guardare il divenire del mare infrangersi sul Bloody Foreland. Le onde bianche e furenti ne attenuano i colori: questa sera saranno ancora più vividi, quando il tramonto si poserà come un sipario porpora sul Donegal.

Spero di poterlo vedere dal ferry che dal porticciolo di Magheraroarty , a pochi chilometri da qui, mi porterà a Tory Island, l’isola al largo della costa, dove vive l’ultimo re d’Irlanda.

I commenti all'articolo "Bloody Foreland, il promontorio insanguinato"

Scrivi il tuo commento tramite

Loading Facebook Comments ...
Loading Disqus Comments ...